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    June 21

    Romania cortile d'Italia

    Sono da poco tornato da uno dei miei viaggi di lavoro. Questa volta si è trattato della Romania, terra di grandi bellezze che purtroppo ho potuto apprezzare poco e nulla a causa della tabella di marcia feroce che mi ero imposto.
     
    Per una volta però non sono qui per parlare di patata!
     
    Comprendo lo shock, prendetevi un momento di respiro prima di continuare.
     
    Fatto? Bravi.
     
    Prima di partire per questo viaggio, che aveva lo scopo di una missione esplorativa con lo scopo di aprire una nuova azienda in Romania, avevo letto molto sul paese raccogliendo informazioni di vario genere sia sui quotidiani che sugli studi si sviluppo che fanno le banche o gli enti di statistica della comunità europea.
     
    Uno degli articoli che avevo letto titolava: Romania sempre più cortile d'Italia; a sottolineare il gran numero di aziende italiane presenti nel paese (l'Italia è il primo paese come numero di aziende presenti e il terzo come volume di investimenti).
    In effetti ci sono ragioni linguistiche e culturali (sono anche loro latini di origine) che ci avvicinano alla Romania. Inoltre la relativa vicinanza dell'ovest del paese (la famosa zona di Arad e Timisoara) al Vento ha attirato, sin dai primi anni successivi alla rivoluzione un gran numero di imprenditori Italiani.
     
    A partire da gennaio di quest'anno la Romania è entrata ufficialmente nella UE, restando ovviamente fuori dall'area Euro.
     
    La cosa sembra aver fatto bene al popolo Romeno. Per sua natura intraprendente, nel commercio e nell'impresa è stato per troppi anni vessato da uno dei più feroci e folli regimi comunisti che la storia ricordi. Di tutti i paesi dell'est europeo che ho visitato mai come in Romania mi sono reso conto di quali danni possa recare il comunismo allo spirito dell'uomo, togliendogli ogni scintilla di ispirazione e di voglia di fare e mettersi in gioco.
     
    Finalmente le cose stanno cambiando; ci sono voluti quasi vent'anni dopo la rivoluzione contro Ceausescu, ma le cose si stanno muovendo, l'ingresso nella UE ha dato una dimensione reale e concreta al cambiamento e ora la gente ci crede davvero.
     
    C'è un presidente che lotta contro la corruzione endemica tipica dei regimi comunisti, c'è un sistema televisivo che denuncia prontamente e pubblicamente gli abusi e le storture, c'è una popolazione ricettiva, vogliosa di cambiamento.... affamata di cambiamento.
     
    Una fame che non c'è più in Italia, perfino se le pance non sono poi così piene.
     
    Non manca solo la fame, manca anche la speranza.
     
    La Romania sarà il cortile dell'Italia per qualche anno, ma quanto tempo ci vorrà prima che si invertano i ruoli?
     
    Il mondo ha iniziato a correre molto veloce e noi siamo zoppi e senza stampelle.